Abuso e dipendenza da farmaci

Il circolo vizioso dell’abuso di farmaci si può curare con la psicoterapia.

La dipendenza da farmaci e da psicofarmaci è una seria forma di dipendenza psico-fisica provocata e tenuta viva dall’assunzione ripetuta ed eccessiva di medicine. Si tratta di una forma di malattia piuttosto insidiosa, in quanto i suoi sintomi, come ad esempio la presenza di ripetute emicranie, possono essere attribuiti anche ad altri tipi di patologie.

Da tempo immemore l’uomo utilizza i farmaci per alleviare dolori e malesseri, ma nella società attuale l’uso di medicinali si trasforma spesso in abuso di essi, abuso che è stato definito dall’OMS come “indigestione di un farmaco indipendentemente da necessità medicinali o in quantità non necessarie”. Un’importante premessa che occorre fare è che in commercio non esistono medicinali che fanno bene o che fanno male, ma è piuttosto il comportamento della persona che li usa a determinare se le sostanze assunte hanno uno scopo positivo o se c’è abuso. Se utilizzati sotto pre-scrizione e controllo medico, certi farmaci o psicofarmaci, interagendo con determinate sostanze e neurotrasmettitori dell’organismo, riescono ad intervenire su alcune parti dell’organismo in maniera temporanea ed efficace.

Se, invece, l’utilizzo dei farmaci avviene in maniera massiccia e non controllata, si può andare incontro a più o meno gravi forme di dipendenza psicofisica, con tutte le conseguenze sintomatologiche sia a livello interno che esternamente. In particolare, i farmaci che maggiormente possono portare alla dipendenza sono: gli antidolorifici, gli ansiolitici, gli antidepressivi, i barbiturici, i dimagranti, i narcotici, i sonniferi, gli stimolanti. Ciò che risulta allarmante sono i dati: la dipendenza da psicofarmaci si sta diffondendo sempre di più, specialmente tra i giovani adolescenti, tant’è che questa tipologia rappresenta la seconda classe di farmaci maggiormente prescritti dai medici di base, preceduti soltanto dagli antinfiammatori.

Si è stimato che in Italia 1 minorenne su 10, di età compresa tra i 15 e il 16 anni, utilizza impropriamente psicofarmaci, senza alcuna prescrizione medica. E a farne un uso incontrollato sono più le ragazze (13%), rispetto ai ragazzi (7%). A giudicare dall’enorme quantità di tranquillanti, sedativi e ipnotici prescritti oggi dai medici si direbbe che calmare stati di ansia anche molto modesti o curare casi di insonnia anche passeggera, siano oggi considerati un buon motivo per l’uso incontrollato di farmaci, malgrado il rischio di effetti collaterali negativi e di un’indebita dipendenza psichica e somatica da questi medicamenti. Ma che cosa è che spinge un così gran numero di persone, tra cui anche giovanissimi, ad abusare di medicinali? Alla base del consumo eccessivo e ripetuto di farmaci vi sono le caratteristiche psicotrope dei principi attivi che li compongono, ricercate in modo quasi affannoso dalle persone, ma anche la presenza di disagi in una o più sfere vitali come quella sociale, familiare, lavorativa, affettiva o personale, ulteriormente danneggiate, in un circolo vizioso, dallo stesso utilizzo compulsivo delle medicine.

Dunque è facile intuire come la dipendenza da farmaci e psicofarmaci possa avere uno stretto legame con la persona che ne fa uso e con la sua particolare situazione personale, interpersonale, contestuale, lavorativa e socio-familiare. La dipendenza è ulteriormente tenuta attiva da personali convinzioni, eventuali momentanei miglioramenti e forte timore di perdere tali passi in avanti. Come nel caso della dipendenza da droga, uscire da soli da una situazione del genere è indubbiamente molto difficile. Occorre chiedere un aiuto esterno che comprende l’intervento di una équipe composta da psichiatri e psicoterapeuti, che dovranno aiutare il paziente a prendere consapevolezza del suo stile di vita e dei cambiamenti che dovrà apportare.

Non si tratta di un percorso semplice anche perché, soprattutto per quanto riguarda gli psicofarmaci, una brusca interruzione di essi provoca una vera e propria astinenza sia a livello psicologico che a livello fisico. Infatti, in caso di astinenza, possono comparire sintomi come insonnia e altri squilibri del sonno, nervosismo, tensione diffusa, umore depresso o euforico, mentre, a livello fisico, si presentano: cognizione ridotta, problemi motori, tachicardia e aritmia. Proprio per cercare di non riprovare tali sintomi spiacevoli, la persona è ulteriormente portata al riutilizzo del medicinale, con il deleterio effetto di aumentarne invece la presenza stessa. Si tratta di un difficile circolo vizioso, dal quale però è possibile uscirne se ci si rivolge a degli specialisti e se il problema si affronta quanto prima.

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