Accompagnamento dei minori a scuola: ora la questione passa al vaglio del Consiglio dei ministri

Dopo un’alzata di scudi da parte dei genitori, ora la questione potrebbe diventare legge.

La questione dell’obbligo di accompagnamento dei figli minori di 14 anni a scuola è uno dei temi di cui negli ultimi giorni si sta più discutendo. Tale regola, ribadita in seguito ad un’ordinanza della Cassazione, ha creato numerose polemiche, specialmente tra i genitori di ragazzi che frequentano le scuole medie. Fino ad ora ci si è fatti una domanda, a cui la normativa vigente, non essendo particolarmente stringente, non ha saputo rispondere appieno: “a che ora termina l’obbligo per i docenti di sorvegliare i propri studenti minorenni?” La Cassazione civile ha più volte affermato il principio secondo cui l’istituto scolastico ha il dovere di provvedere alla sorveglianza degli studenti minorenni per il tutto il tempo in cui gli sono affidati e quindi, in teoria, fino al subentro, almeno potenziale, della vigilanza dei genitori o di chi per loro. Sempre secondo la Cassazione, il dovere di sorveglianza è di carattere generale e assoluto, tanto che non viene meno neppure in caso di disposizioni impartite dai genitori stessi di lasciare il minore senza sorveglianza in luogo dove potrebbe sussistere una situazione di pericolo.

Il Ministro dell’istruzione, Valeria Fedeli, in un primo momento ha difeso l’obbligo per i genitori di venire a prendere i propri figli a scuola, sostenendo che lo prevede la legge italiana. Ma, dopo aver sollevato la questione al consiglio dei ministri, sostiene di aver chiesto di cambiare la legge. “Ho posto il tema dell’accompagnamento dei minori di 14 anni a scuola durante il Consiglio dei Ministri di oggi. È un argomento su cui abbiamo fatto un lungo approfondimento come Ministero, dopo la recente ordinanza della Cassazione, ben comprendendo il disagio vissuto in questo momento sia dalle scuole che dalle famiglie”, ha dichiarato il ministro.

Anche il segretario del Pd, Matteo Renzi, ha annunciato un emendamento del suo partito per modificare le regole: “Siano i genitori a scegliere e ad assumersi le responsabilità. Senza scaricarle sui professori, ma senza costringere per forza un ragazzo di terza media a farsi venire a prendere a scuola”, ha dichiarato sulla sua pagina Facebook.

Su questo tema è intervenuta anche la deputata Pd Simona Malpezzi, che ha presentato una proposta di legge che si propone di superare i limiti delle norme in vigore evidenziati di recente dalla Corte di Cassazione. Il provvedimento si intitola “Misure volte a incentivare il processo di autoresponsabilizzazione dei minori di 14 anni, finalizzate a consentire l’uscita autonoma dei minori dai locali scolastici”. Si tratta di un solo articolo diviso in due commi:

  • Primo comma. I genitori esercenti la responsabilità genitoriale e i tutori dei minori di 14 anni, in considerazione dell’età, del grado di autonomia e dello specifico contesto, nell’ambito del gradi di processo di autoresponsabilizzazione, possono autorizzare le istituzioni del sistema nazionale di istruzione a consentire l’uscita autonoma dei minori dai locali scolastici al termine dell’orario delle lezioni.
  • Secondo comma. L’autorizzazione di cui al comma 1 esonera il personale scolastico dalla responsabilità connessa all’adempimento dell’obbligo di vigilanza.

Secondo questa proposta sono i genitori a doversi assumersi la responsabilità dei figli, decidendo con coscienza che cosa fare, senza scaricare la responsabilità sui professori, né costringendo il figlio di terza media a farsi venire a prendere a scuola.

Intanto al Moige, il Movimento italiano genitori, la presidente Elisabetta Scala spiega: “Servono dei regolamenti che siano fatti anche in base ai territori. Una Legge nazionale che ricade su tutte le scuole allo stesso modo potrebbe non essere sufficiente. Ricordiamoci che alle 14 quando escono i ragazzi dalla secondaria di primo grado, la gente lavora e non può permettersi di prendere un permesso o pagare una baby sitter”. (IlFattoQuotidiano.it)

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