Ape social: tra le categorie coinvolte anche le persone con invalidità tra il 46% e il 74% e gli emofilici

La richiesta del Pd è stata oggetto di inserimento nella Manovra bis.

Abbiamo già ampiamente trattato il tema dell’Ape social (Societaefamiglia.com), l’anticipo pensionistico che consente a determinate categorie di lavoratori di accedere anticipatamente alla pensione a carico dello Stato. Annunciato dal presidente del consiglio Paolo Gentiloni attraverso un twitter, l’Ape social rappresenta un’opportunità importante per tutti coloro che, disoccupati o economicamente disagiati, “precoci” o invalidi, potranno fare domanda entro il 15 luglio per anticipare gratuitamente la pensione di tre anni e sette mesi. È previsto un bacino di richieste potenziali di circa 60.000 persone, di cui 35.000 per l’Ape social e 25.000 per i precoci, mentre altre 45.000 persone potrebbero raggiungere i requisiti richiesti e presentare domanda nel 2018.

Tra le categorie coinvolte nel programma di anticipo pensionistico previsto dallo Stato rientrano anche gli invalidi, purché risulti una riduzione della capacità lavorativa di almeno il 74%, accertata dalle competenti Commissioni per il riconoscimento dell’invalidità civile.

A questo vengono inoltre controllati i seguenti requisiti:

  • almeno 63 anni di età;
  • almeno 30 anni di contributi;
  • non meno di 3 anni e 7 mesi dal raggiungimento dei requisiti per la pensione di vecchiaia, pari a 66 anni e 7 mesi;
  • aver maturato un importo di pensione pari almeno a 1,4 volte il minimo Inps (702 euro).

Come per le altre categorie, anche per le persone con invalidità l’anticipo pensionistico è totalmente a carico dello Stato fino ad un massimo di 1.500 euro lordi mensili. La parte eccedente a questa cifra dovrà essere restituita in rate ventennali trattenute direttamente dall’assegno pensionistico.

In concomitanza con l’approvazione dell’Ape sociale nella cosiddetta Manovra bis sono stati anche recentemente approvati due Ordini del giorno per consentire il pensionamento anticipato per i lavoratori invalidi tra il 46% e il 74% e per i lavoratori affetti da emofilia. Si trattava di una richiesta specifica dei sindacati nell’ambito delle trattative sulle pensioni in corso con il Governo. L’Onorevole Nicoletta Favero (Pd) ha chiarito che: “Si tratta di due categorie di occupati, che hanno accesso al collocamento obbligatorio, ma che ai fini del trattamento pensionistico vengono assimilati ai lavoratori sani. Il governo si è impegnato a valutare l’opportunità di riconoscere ad entrambe queste categorie di lavoratori, che con il tempo vanno incontro ad una serie di patologie correlate gravemente invalidanti ai fini dello svolgimento di un’attività professionale, il diritto all’accesso anticipato al trattamento pensionistico, in presenza di un’anzianità anagrafica che tenga conto del carattere invalidante della malattia”. (Investireoggi.it)

Secondo i dati forniti dai Centri emofilici presenti sul territorio nazionale, raccolti nel rapporto 2014 del Registro nazionale delle coagulopatie congenite, elaborato dall’Istituto superiore di sanità, i pazienti affetti da emofilia sono circa 4.727. Di questi, 3.906 sono affetti da emofilia di tipo A (3.877 maschi e 29 femmine) e 821 sono affetti da emofilia di tipo B (809 maschie 12 femmine), perciò i costi per lo Stato risulterebbero piuttosto ridotti.

 

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La proposta del Pd è il frutto di una riflessione sui cambiamenti delle regole pensionistiche in Italia: alcune categorie di lavoratori sono state particolarmente penalizzate dall’innalzamento dell’età pensionabile previsto dalla Riforma di fine 2011, la ormai nota Legge Fornero.

È giusto, dunque, che l’età del pensionamento tenga indubbiamente conto dell’età anagrafica del cittadino, ma non può prescindere in alcun modo dalla patologia da cui il cittadino stesso è affetto.

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