Bullismo e Cyberbullismo: riconoscere il fenomeno e affrontarlo correttamente

Ascoltare, dialogare e agire per sconfiggere il bullismo.

Sempre più spesso i mezzi di comunicazione dedicano spazio a notizie in cui si trattano temi di bullismo e cyberbullismo nella scuola e al di fuori di essa. Si tratta di fenomeni molto delicati, che, se non affrontati in modo corretto, possono portare a situazioni gravi. Infatti, il bullismo non è un fenomeno isolato nel tempo, bensì un insieme di comportamenti negativi perpetuati a lungo. Le statistiche ci dicono che almeno 4 minori su 10 sono vittime di bullismo o di cyberbullismo, a causa dell’aspetto fisico o dell’orientamento sessuale.

Secondo Francesca Genzano, fondatrice e Presidente di Studio IRIS, centro di Mediazione e Formazione con sedi a Potenza e Roma, che da anni si occupa del problema del bullismo nelle scuole italiane, “l’introduzione di dispositivi tecnologici ha peggiorato le cose: i ragazzi fanno un uso sbagliato degli smartphone, via web hanno il potere di trasmettere elettronicamente qualsiasi tipo di minaccia o diffamazione, accedono ad ogni tipo di contenuto non protetto. Può nascere un senso di emulazione, un desiderio di riprodurre quello che vedono, che spesso è violenza o prevaricazione. D’altra parte, l’atto di bullismo (ancor più se trattasi di cyberbullismo) diventa un trofeo, di cui vantarsi con gli amici. È un gesto che vuole affermare un potere: nella sfera relazionale se trattasi bullismo, ma anche nella sfera intima delle mura domestiche se trattasi di cyberbullismo. La conseguenza è la gogna mediatica per la vittima: tale umiliazione non è più un evento isolato, ma si allarga a tutto il contesto sociale della vittima, provocando ferite emotive molto gravi”. (Manabu.it)

I soggetti coinvolti sono una parte riconosciuta socialmente come “forte” e una riconosciuta come “debole”. In questo senso, generalmente il bullo è un personaggio con una scarsa autostima, che non conosce la differenza tra rispetto e paura, emotivamente immaturo, che pensa che l’unico modo per farsi rispettare sia quello di utilizzare la violenza, fisica o verbale. Al contrario la vittima è spesso un giovane che preferisce restare al di fuori delle dinamiche relazionali della classe, con una buona media di voti (ma questo dato è relativo), e con un carattere remissivo. Si sbaglia a pensare che il bullismo sia un fenomeno che si manifesta solo quando c’è una violenza fisica; è bullismo anche il danneggiare l’immagine altrui con azioni di insulto, di utilizzo di nomignoli e di esclusione dal gruppo. Riconoscere i segnali del bullismo  è un dovere sia per i genitori che per la scuola e, tralasciando i luoghi comuni secondo cui le violenze a scuola rappresentano un naturale rito di passaggio dell’età infantile e adolescenziale, si deve cercare, collaborando, di risolvere la complicata situazione.

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Alcuni campanelli d’allarme che consentono al genitore di capire se il figlio è vittima di bullismo sono:

  • torna da scuola con i vestiti strappati e riporta lividi e graffi sul corpo;
  • non invita i compagni di scuola a casa e spesso preferisce rimanere solo;
  • non ha amici con cui condividere il tempo libero;
  • non viene invitato alle feste;
  • dorme male la notte e improvvisamente comincia ad andare male a scuola;
  • la mattina cerca ogni scusa pur di non entrare in classe;
  • ha frequenti sbalzi di umore: depressione e scatti di ira sono gli atteggiamenti più frequenti.

Anche se esiste solo il sospetto che il proprio figlio sia vittima di bullismo o di cyberbullismo, la cosa più saggia da fare è recarsi a scuola per parlare con gli insegnanti o con le persone di cui abbiamo più fiducia; non serve a niente irrompere in casa del bullo e litigare con i genitori, questo potrebbe anche peggiorare la situazione.

La scuola, dal canto suo e secondo le sue possibilità, deve affrontare attivamente il fenomeno: sviluppare un programma di supporto, di supervisione e di monitoraggio che, attraverso la collaborazione di tutti i docenti, permetta al bullo di capire che la violenza nei confronti di un compagno non è il giusto modo per affermarsi con gli altri.

Esistono anche dei supporti esterni alla scuola che aiutano le vittime a sfogarsi e a raccontare: il Telefono Azzurro è fra queste. La Linea Gratuita – 19696 – è a disposizione di tutti i bambini e gli adolescenti fino a 14 anni di età che desiderano parlare con un consulente (psicologo o pedagogista) per affrontare il proprio disagio. La Linea Istituzionale – 199.15.15.15 – è a disposizione dei ragazzi oltre i 14 anni e degli adulti.

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