Cambiare l’assetto delle città attraverso le buone pratiche: la realizzazione e la diffusione degli Orti Urbani.

Gli orti urbani si sono rivelati come una delle più concrete risposte ai danni che il processo di urbanizzazione sta creando fin dalla seconda metà del secolo scorso.

Negli ultimi tempi  le nostre città si stanno caratterizzando per la presenza sempre più grande dei cosiddetti “orti urbani”. Si tratta di aree che vengono sottratte al degrado presente in alcuni luoghi all’interno dei centri urbani e destinate alla coltivazione di frutta e verdura. A beneficiare dei risultati del lavoro di coltivazione sono i residenti della zona dove l’orto sorge, che, oltre che riqualificare le aree degradate, favoriscono con il loro lavoro lo sviluppo di un’economia etica. Gli orti urbani costituiscono una risposta concreta a più esigenze della collettività: oltre a sapere che cosa si sta mangiando e a conoscere qual è la stagionalità dei prodotti, il lavoro di gruppo favorisce la socializzazione e la comunicazione tra persone che condividono un obiettivo comune. Con gli orti urbani si aiuta l’ambiente, si riduce l’inquinamento e si utilizzano proficuamente dei territori sottratti ad opere di abusivismo edilizio.

Fino a qualche tempo fa l’orto cittadino veniva considerato antiestetico perché visto come retaggio di una dimensione paesana legata solo al tempo libero degli anziani.  Negli ultimi anni, però, in tutta Europa e nel nordamerica sono sorti diversi progetti che si legano all’occupazione di terreni da parte dei cittadini. In Italia, tra i tanti, spicca quello della onlus Italia Nostra, che qualche anno fa ha lanciato un progetto nazionale rivolto a tutti, privati o enti pubblici, che possiedono delle aree verdi e che le vogliono destinare all’arte del coltivare nel rispetto della memoria storica dei luoghi e dalle “regole etiche” stabilite da Italia Nostra in accordo con l’ANCI (Associazione dei comuni d’Italia). Questo innovativo progetto mira a realizzare un’unica rete di orti urbani che comprende tutti i progetti da nord a sud del paese e a sviluppare un’economia etica che promuova le comunità locali e l’ambiente. Gli obiettivi del progetto sono quelli di valorizzare la biodiversità, le colture in via di estinzione e migliorare la qualità dell’ambiente, favorendo gli aspetti di naturalità che si possono trovare in un ambiente con alta concentrazione umana. La rete degli orti urbani ogni giorno aumenta per dimensioni, vedendo triplicare i suoi spazi, che sono passati a misurare da 1,1 milione di metri quadrati del 2011 a oltre 3 milioni del 2013. I Comuni italiani che hanno partecipato all’iniziativa attualmente sono circa 30. Vista la grande risonanza dell’iniziativa, Italia Nostra ha presentato il progetto all’interno del contesto istituzionale Le idee di Expo, l’evento tenutosi il 7 febbraio scorso presso l’Hangar Bicocca di Milano e ricevendo l’appoggio del Ministero delle Politiche Agricole e Forestali e delle associazioni ANCI e Res Tipica.  Durante l’iniziativa, ANCI, Res Tipica e Italia Nostra hanno ribadito i seguenti obiettivi comuni:

  1. Considerare gli orti urbani come realtà sociale e urbanistica di primo livello;
  2. favorire la conoscenza e la diffusione degli orti su tutto il territorio;
  3. favorire uno sviluppo degli orti, sia tra gli enti pubblici che tra quelli privati, che sia di qualità;
  4. valorizzare la qualità anche di tutte quelle attività direttamente riconducibili agli orti;
  5. dare valore agli orti come alternativa al degrado e all’abusivismo edilizio;
  6. tutelare la memoria storica degli orti, favorendo la socializzazione tra cittadini;
  7. valorizzare e favorire il recupero delle attività manuali legate alla terra;
  8. favorire la collaborazione sotto forma di scambio di esperienze tra pubblico e privato.

Oltre ciò, viene da sé che un orto urbano, se regolarmente mantenuto, può rappresentare un’importante fonte di ricchezza alimentare; si può disporre degli ortaggi nel momento giusto di maturazione, utilizzarli nel pieno della loro freschezza, avere la certezza che passino dalla terra al piatto senza la perdita dei principali elementi nutritivi. Alcuni casi promettenti di luoghi in cui gli orti urbani stanno avendo molto successo sono città come Genova, dove il comune sta procedendo all’assegnazione di circa 300 mila ettari di terreno da destinare alla coltivazione di orti, Padova, che sta aggiungendo ai primi 4 mila metri quadri di terreno altri 18 mila nei vari quartieri della città, Roma che ha annunciato ulteriori 5 mila metri quadri nell’area della zona della Giustiniana e nel cuore della valle della Caffarella e Perugia in cui lo storico quartiere Sant’Angelo sarà destinato ad orticoltura di qualità per un primo appezzamento di 700 metri quadri.

Marco Parini, Presidente di Italia Nostra, ha così ribadito gli intenti dell’ambizioso progetto di adibire zone estese delle città alla pratica della coltivazione: “Puntiamo a convertire aree urbane spesso degradate attraverso un progetto di agricoltura non solo sostenibile, ma che punta alla valorizzazione e alla conservazione di prodotti dell’agricoltura locale”. Si può tranquillamente affermare che gli orti urbani costituiscono la risposta a più esigenze che il processo di urbanizzazione degli ultimi quarant’anni ha creato. Sono una concreta risposta al bisogno di socializzazione tra persone che vivono a pochi metri di distanza e nello stesso tempo rappresentano il luogo in cui buone pratiche, nuove idee e antichi mestieri si fondono in nome della sostenibilità e di una migliore qualità della vita per tutti.

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