Carne sintetica: realtà o fantascienza?

Nel 2013 è stato cucinato il primo hamburger sintetico della storia. Quale futuro ci aspetta?

La carne sintetica, o car­ne in vitro, è un prodot­to di carne animale che non deriva da una parte dell’a­nimale vivo, bensì è ricavato da colture di cellule staminali dell’animale stesso. Nel 2013 un team olandese dell’Univer­sità di Maastricht guidato da Mark Post ha dato vita al pri­mo hamburger in vitro, defi­nito anche hamburger hi-tech, composto da circa 3000 stri­scioline muscolari ottenute da cellule dell’animale.

Prelevate da una mucca, le cellule sta­minali sono state coltivate in apposite piastre immerse in un siero che ne favorisce la molti­plicazione grazie all’elettrosti­molazione. Le fibre sono state poi congelate e assemblate in un hamburger. Si è trattato di un procedimento molto simile a quello della creazione dei tessuti umani a scopo scientifi­co e chirurgico.

Nello stesso 2013 questo hamburger sintetico è stato cucinato dallo chef Richard McGowen di fronte alla stam­pa e alle tv di Londra.

Le opinioni sulla carne sinte­tica sono varie e discordanti. Se da una parte può far ancora impressione nella nostra cul­tura nutrirsi di qualcosa di “sin­tetico”, dall’al­tra gli scenari che potrebbero aprirsi dopo questa invenzio­ne potrebbero rappresentare una svolta totale al modo di concepire il cibo e di sfruttare l’ambiente. Mark Post sostiene, infatti, che una tonnellata di carne coltivata in laboratorio richieda 370 volte in meno la terra neces­saria per produrre la stessa quantità con i metodi attuali e il 90% in meno dell’acqua consumata oggi dagli animali. Anche le emissioni di gas serra sono inferiori in percentuale variabile tra l’80 e il 95%. Post punta ad abbattere i costi fino a 70 dollari al kg per commer­cializzare il suo hamburger in 5 anni.

Con queste pre­messe stanno nascendo anche diverse start up che si occupano di produrre car­ne sintetica, con lo scopo di creare un cibo più sano (soprattutto dopo l’avver­timento dell’OMS riguardante la presunta natura cancero­gena di bacon e carne rossa), aiutando l’ambiente e elimi­nando ogni tipo di sofferenza per gli animali. Ad esempio, la Beyond Meat crea carne pro­cessando un estratto di piselli ricco di proteine e privo di amido unito ad amminoacidi, acqua e grassi. Anche Impos­sible Foods parte dalle piante arricchendo i suoi hamburger “impossibili” con un “sangue rosso” derivato dalle moleco­le presenti nell’emoglobina. Perfino il formaggio dei suoi panini proviene dalle piante grazie a un’attenta selezione di proteine e sostanze nutritive.

I prototipi sono ancora molto lontani dall’originale, soprat­tutto per quanto riguarda la consistenza e il sapore gustoso. Il mercato della “carne alterna­tiva” trova sempre più promo­tori e di certo non mancano ricchi investitori. Chi investe in questa specie di banca del cibo prodotto in laboratorio? Bill Gates, ad esempio, uno dei più incalliti sostenitori della Beyond Meat, Sergey Brin di Google, senza cui il lavoro di Post non avrebbe potuto esi­stere, e, ancora, il co-fondatore di Yahoo Jerry Lang e altri im­portanti esponenti del mondo hi-tech. Insomma, le biotec­nologie sono un mercato dai potenziali profitti inimmagina­bili, tuttavia, se c’è chi scom­mette che in futuro ci nutrire­mo di cibo sintetico, c’è anche chi si domanda se realmente le persone sono disposte a mette­re da parte l’aspetto “naturale” del cibo, per ingerire prodotti creati in laboratorio. Se ad­dirittura ci siamo dimostrati scettici di fronte ai cosiddetti OGM, riusciremo a concepire una dieta composta completa­mente da cibi sintetici? Non si riesce a prevedere ancora con chiarezza quale sarà il mercato del cibo in un futuro prossimo.

Per ora, i costi della carne sintetica sono ancora molto elevati. L’hamburger di Post si aggira sulle 220 mila sterline, circa 250 mila euro. Ancora decisamente caro. Questo resta il motivo principale per cui si pensa che passerà del tempo prima di assaggiare la sinto­carne in un fast food.

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