Come l’Islanda ha sconfitto le dipendenze da droga e alcol

“Youth in Iceland” si è rivelato un progetto dai risultati sorprendenti.

Dal 1998 ad oggi in Islanda la percentuale di giovani compresa tra i 15 e i 16 anni che abusa di alcol è scesa dal 48% al 5%, mentre quella che fuma marijuana è scesa dal 17% al 7%. È scesa anche la percentuale di fumatori di sigarette che dal 23% è arrivata al 3%. Un calo generale di consumo di droghe, di sigarette e di alcol così importante da aver portato i giovani islandesi a classificarsi come gli adolescenti più salutisti d’Europa.
Ma come è stato possibile ribaltare così drasticamente la situazione tanto da far invertire totalmente la classifica che vedeva i giovani islandesi come i maggiori consumatori di droga e alcol? Grazie a interventi mirati e drastici: un giusto mix di divieti, un coinvolgimento totale nelle attività sportive e ricreative scolastiche ed extrascolastiche, uno stretto rapporto tra scuola e genitori e perfino il coprifuoco.

Tutto è iniziato con il lavoro di Harvey Milkman, professore statunitense di psicologia che, attraverso un’interessante tesi di dottorato, aveva cercato il collegamento tra consumo di alcol e droghe e la predisposizione allo stress. Nel 1991, per approfondire i suoi studi sull’argomento, il professore si recò in Islanda e in quello stesso anno venne coinvolto in un progetto di studio che interessava i giovani del Paese. Gli adolescenti furono sottoposti ad un questionario i cui risultati portarono a importanti riflessioni. Il 40% degli intervistati affermava di essersi ubriacato un mese prima e il 25% diceva di fumare ogni giorno. Il questionario mise in luce anche che i ragazzi che praticavano sport o che avevano un buon rapporto con i genitori avevano una minore tendenza a consumare droga e alcol.
Gli allarmanti risultati del questionario portarono il governo islandese ad avviare il progetto chiamato “Youth in Iceland”, un programma di recupero rivolto ai giovani. Per i giovani tra i 13 e i 16 anni venne avviato un coprifuoco serale alle 22 di inverno e a mezzanotte d’estate. Fu vietato ai minori di 18 anni di acquistare sigarette e ai minori di 20 di acquistare alcolici. Furono inoltre avviate numerose attività extrascolastiche per coinvolgere un gran numero di giovani e consentire loro di impegnare il tempo. Attività del genere si dimostrarono particolarmente utili per stimolare il cervello degli adolescenti e, nello stesso tempo, per ridurre l’ansia e lo stress.

I risultati di questo progetto furono davvero formidabili. In 15 anni è raddoppiato il numero di giovani che praticano sport e che partecipano a corsi e attività extrascolastiche e le percentuali di consumo di alcol e droga sono calati a picco.

“Youth in Iceland”, visti i risultati e la risonanza, si è evoluto in “Youth in Europe”, ma il programma è stato attivato solo in alcune piccole città di 17 paesi europei, come ad esempio Tarragona, in Spagna. Per il resto, la maggior parte dei paesi europei non ha la possibilità di investire denaro pubblico per attività extrascolastiche; per alcuni paesi, invece, come la Svezia e il Regno Unito, il coprifuoco non sarebbe applicabile nei loro paesi.

Per quanto riguarda la realtà italiana, la situazione sembra piuttosto preoccupante. Nonostante secondo recenti dati Istat il consumo di alcol sia diminuito negli ultimi 10 anni, sempre più persone hanno cominciato a bere al di fuori dei pasti con frequenza occasionale (ad esempio durante l’orario del cosiddetto “aperitivo”). Ciò che è allarmante rimane il consumo di droghe: sempre più italiani consumano hashish (più di 3 milioni sotto i 35 anni) e, anche se il consumo di cocaina è sensibilmente calato, risulta in aumento il consumo di eroina, con 320.000 persone che hanno usato questa droga nell’ultimo anno. La Sardegna e l’Emilia Romagna sono le regioni con più alta percentuale di consumo di sostanze stupefacenti, per la cocaina e per le droghe sintetiche. L’eroina è la seconda droga più utilizzata dagli adolescenti dopo la cannabis.

Nel 2015 solo un piccolo borgo calabrese, Santa Severina, nella provincia di Crotone, ha aderito al progetto “Youth in Europe”. Con la somministrazione del questionario ne è venuto fuori che gli adolescenti del comune calabrese passano il loro tempo a girovagare tra un bar e l’altro. Per gli esperti, la cura è semplice: moltiplicare le attività gratuite per i ragazzi, dai tornei sportivi ai corsi teatrali, pur conoscendo i limiti di essere in una delle province più povere d’Italia. Dopo un anno, Roberta Caputo, responsabile del programma, ha affermato: “I ragazzi non girano più nei bar del borgo. Ma se bevono o meno lo scopriremo al prossimo questionario”. (Agi.it). Sembra che in questo piccolo territorio si stia procedendo nel modo giusto.

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