Ddl Lorenzin: gli OSS diventano professionisti socio-sanitari

La figura dell’Operatore Socio Sanitario si evolve e acquisisce una nuova tutela che lo avvicina sempre di più alla figura dell’infermiere.

Nel panorama del servizio sanitario nazionale degli ultimi vent’anni ci sono stati importanti cambiamenti soprattutto per quel che riguarda le dinamiche di approccio al cittadino e all’utente ospedalizzato. Con la centralizzazione dei servizi abbiamo assistito alla scomparsa progressiva dei piccoli centri che hanno lasciato spazio alla fusione in grandi poli specialistici e grandi aziende ospedaliere ultra specializzate. Conseguentemente a questo nuovo sistema, abbiamo assistito anche al riordino delle figure operanti nel settore sanitario, alla cessazione della formazione degli infermieri generici, alla riqualificazione degli infermieri diplomati, alla creazione vera e propria della professione infermieristica, che negli ultimi anni sta virando verso ruoli più “intellettuali” e meno pratici.

Questo processo ha portato all’emergere di nuove professioni ausiliarie e di supporto che per troppo tempo sono rimaste nell’ombra, orbitando intorno a medici e ad infermieri, senza mai essere prese nella giusta considerazione: si tratta di Ota, Osa, Asa, educatori e puericultori. Proprio per l’importanza che ricoprono queste professioni, nel 2001 si è sentita la necessità di riunire le mansioni di queste figure integrandole in una sola, l’Operatore Socio-Sanitario, con un profilo professionale più specifico. Tuttavia, questa figura rimane ancora fin troppo poco definita, essendo in larga misura assimilabile a quella dell’infermiere, anche se è la prima, di fatto, ad integrare le politiche sociali e sanitarie, avvicinando l’operato dell’istituzione alle esigenze del cittadino. Dal 2001 il Migep, la Federazione delle professioni sanitarie e sociosanitarie, si è fatto carico delle richieste e delle aspettative degli OSS, di cui riconosceva il senso di disorientamento. Ad oggi collochiamo l‘OSS come professionista inserito all’interno del contesto dei servizi integrati, delle strutture a carattere Socio-Assistenziale, come ospedali di comunità e case della salute. Dal 2001 il Migep ha rappresentato le esigenze di questa categoria di professionisti, spostandosi sul territorio e mantenendo sempre vivo il dialogo con le istituzioni.

I vari interventi e le richieste del settore hanno fatto sì che nel Ddl Lorenzin fossero disposti importanti cambiamenti per la figura dell’OSS, che da ora in poi avrà pieno diritto di essere inserito all’interno del Sistema Sanitario nazionale. Il contenuto del Ddl tocca vari punti, fra cui la revisione delle competenze e della formazione, delle ore e degli enti che la svolgono, gli ECM, la specificità delle mansioni che svolgono e che non devono sovrapporsi a quelle degli infermieri. Sul testo è specificato che, dal punto di vista economico, gli OSS, che fino ad ora sono rimasti inquadrati nell’orientamento stabilito ben sedici anni fa, oggi passeranno in fascia C, in considerazione dell’evoluzione del loro profilo professionale. Questo prevede, ad esempio, che l’OSS potrà ora somministrare la terapia prescritta per via naturale, intramuscolare e sottocutanea, e non solo più occuparsi dei pazienti nelle loro funzioni biologiche e fisiologiche.

Le mansioni fino ad oggi non tutelate, che ora vengono previste dalla legge sono le seguenti:

  • garantire l’assistenza di base alla persona in situazione di difficoltà, secondo le direttive dell’infermiere;
  • utilizzare metodi di lavoro e strumenti operativi orientati al lavoro di équipe;
  • collaborare con l’infermiere, eseguendone le istruzioni in materia di semplici atti collegati al processo diagnostico-terapeutico.

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Come verrà organizzata la formazione dell’OSS? Chi è già in possesso del titolo di Operatore Socio Sanitario potrà “evolversi” in CSS partecipando ad un corso di 2000 ore. I candidati acquisiranno nozioni di farmacologia e di assistenza ai pazienti in svariati settings. Sarà comunque un decreto del ministro dell’Istruzione, di concerto con il Ministero della Salute, a definire nei dettagli l’ordinamento didattico per la formazione dei nuovi operatori socio-sanitari. Per chi è già OSS però non dovrebbe cambiare nulla, almeno a livello formativo.

2 Comments

  1. Buonasera, sono un OSS vivo in Sicilia, terra in cui questa figura è stata non si sa bene cosa sia. La Nostra sanità non indige nussun concorso, nello specifico parlo della città di Catania. Ciò nonostante Tutto questo avverrà tramite corsi di formazione indetti dalle varie regioni. Quindi la mia domanda è sono regionali o a pagamento? Distinti saluti.

    • I corsi OSS sono tutti regionali, ossia per rilasciare un titolo valido per l’accesso alla professione di OSS, i corsi devono essere autorizzati dalla Regione in risposta ad un bando pubblico. Di volta in volta le regioni decidono anche se emettere un finanziamento, e quindi permettere agli iscritti di partecipare al corso senza dover pagare la quota di iscrizione, oppure se approvare i corsi in regime di autofinanziamento, i partecipanti in questo caso devo provvedere personalmente alle quote di iscrizione. Per quanto riguarda la nuova figura prevista dal DDL Lorenzin ancora non sono uscite specifiche sui percorsi formativi, probabilmente però sarà lo stesso.

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