Fake News: come riconoscerle e perché sono pericolose

Si tratta di notizie molto pericolose che instillano odio e alimentano pregiudizi. La Presidente della Camera Boldrini ha recentemente presentato un progetto nelle scuole per coinvolgere i giovani a smascherare le bufale in rete.

Conosciute in italiano come “notizie false”, le fake news sono informazioni ingannevoli che distorcono notizie  e divulgano contenuti falsi. Negli ultimi anni, soprattutto a causa dei social network e delle piattaforme online, la diffusione delle fake news si è andata a diffondere a macchia d’olio, andando a coinvolgere molti settori anche differenti tra loro. Si tratta di un’espressione utilizzata anche in ambito politico e da politici stessi che accusano testate giornalistiche online e cartacee di diffondere falsità riguardanti l’operato amministrativo. Se queste affermazioni possono risultare più o meno opinabili, resta comunque purtroppo vero che molte news vengono utilizzate per generare stati d’animo negativi e, in alcuni casi, vero e proprio odio tra chi le fruisce.

Se le notizie false esistono dalla notte dei tempi, oggi nello scenario del giornalismo online, tutti possono accedere alle fonti di informazione e, allo stesso tempo, creare un contenuto informativo a basso costo ma con grande potenzialità di distribuzione. Questa ultima caratteristica, se da una parte ci consente di avere accesso a molte più fonti di informazione rispetto al passato, dall’altra ha contribuito a peggiorare la qualità dell’informazione e a rendere più complicato il processo di distinzione tra verità e menzogna.

Non sono rari i casi in cui si producono fake news per influenzare l’opinione pubblica con finalità politiche: è ciò che avviene sui social network quando ci compaiono contenuti sponsorizzati provenienti da fonti che avallano i nostri pregiudizi e su cui molti utenti cliccano e condividono senza neppure sapere da dove provengano. La progettazione grafica dei social network, inoltre, non aiuta a mettere in evidenza la fonte, mettendo maggiormente in risalto il titolo dell’articolo, che può essere anche del tutto fuorviante rispetto al suo contenuto. Questo elemento gioca molto a favore di siti che utilizzano false notizie per generare traffico e quindi guadagnare dal web, per ogni click effettuato.

Qualche giorno fa la Presidente della Camera, Laura Boldrini, ha lanciato un progetto per spingere gli studenti delle scuole superiori a diventare veri e propri “cacciatori di bufale”. Si tratta di un esperimento che coinvolge oltre ottomila studenti e i principali social network, tra cui Facebook, con l’obiettivo di educare gli studenti  a riconoscere le fake news che circolano ormai continuamente sulla rete. Il New York Times ha presentato al suo pubblico il progetto italiano che verrà portato nelle scuole già dal 31 ottobre con il titolo di “I dieci comandamenti dell’era digitale”. Nel progetto sarà coinvolto anche Google, tuttavia non si tratta di un esperimento di semplice realizzazione; Boldrini esprime scetticismo soprattutto sul possibile atteggiamento di Facebook e sulla reale volontà di porre fine a questo fenomeno odioso, attraverso vincoli e censure specifiche.

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Intervistata, il Presidente della Camera, che è stata vittima diretta dell’odio in rete in più di un’occasione, ha affermato: “Le fake news instillano gocce di veleno nella nostra quotidiana dose di web e noi finiamo per esserne infettati senza nemmeno accorgercene”. Invece, è semplicemente una cosa giusta dare ai ragazzi la possibilità di difendersi dalle bugie”. (Repubblica.it). Per il Presidente, l’alfabetizzazione digitale dei giovani è sempre stato un tema fondamentale su cui il Paese e le istituzioni devono necessariamente porre attenzione, e per questi motivi si è più volte impegnata a sul fronte del contrasto dell’odio su internet con campagne di sensibilizzazione ad hoc, come ad esempio #bastabufale.

Il progetto presentato ha un obiettivo ben preciso: quello di trasformare gli studenti da passivi lettori di bufale a veri e propri cacciatori di notizie false e pericolose, cominciando loro a mostrare come creare blog personale e come utilizzare i propri account social per smascherare le notizie false e raccontare, attraverso le loro esperienze, il percorso che hanno seguito per smascherarle.

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