Gruppi di acquisto online: si mangia sano e si spende di meno

vegetables still life

Con i GSO si risparmia e si favorisce l’agricolura a Km 0.

I gruppi di acquisto solidale sono abbastanza recenti come origine: in Italia si collocano agli inizi degli anni ’90 e la città portavoce fu Reg­gio Emilia. In quel periodo in Italia molte famiglie comincia­vano a domandarsi come fare per risparmiare e al contempo cercare di rispettare l’ambiente e mangiare sano.

 

La sensibilizzazione nei con­fronti dell’ambiente e la neces­sità di essere informati su che cosa si sta mangiando, entrano a far parte, già dalla fine del secolo scorso, della cultura del nostro paese. Addirittura, presso alcune scuole comincia a diffondersi una nuova mate­ria, il consumo critico e con­sapevole, adottata e promossa da enti e realtà anche famose appartenenti al mondo della GDO (grande distribuzione organizzata) particolarmente attente ai consumi, alla prove­nienza dei prodotti e all’impat­to ambientale. Molte famiglie si sono rese conto che, con una semplice e consapevole scelta, potevano migliorare la quali­tà della loro vita, avvicinarsi al mondo della produzione, spesso alla vita contadina, al risparmio, e a un minor im­patto ambientale e consumo di energia in generale. Questa sensibilizzazione si andò sem­pre più diffondendo e alla fine degli anni ’90 nacque la prima rete di GAS, che iniziò a met­tere in contatto tante persone e rendere loro più facile lo scambio d’in­formazioni. Nel corso degli anni questo tipo di model­lo di economia solidale, fon­dato sulla sha­ring economy, si è andato sempre più svilup­pando e particolareggiando. Con lo sviluppo della tecno­logia, poi, è sempre più facile mettersi d’accordo e gestire più tipi di richieste. A livello pra­tico, entrare a far parte di un GAS è molto semplice: basta scoprire se nella propria zona di residenza esiste un gruppo già formato e aderire adattan­dosi alle regole già stabilite dal gruppo stesso.

Negli anni si è andato affinan­do anche il processo di strut­turazione di questi gruppi e “L’Alveare che dice Sì!” ne è la testimonianza. Di che cosa si tratta? In sintesi, l’ “Alve­are che dice Sì!” è una start up, nata tra la fine del 2015 e l’inizio del 2016 e incubata presso Treatabit, il percorso per le start up digitali dell’In­cubatore I3P del Politecnico di Torino, che già adesso conta dei numeri molto interessanti nel panorama italiano. Come già detto per i sin­goli GAS, anche in questo caso si parla di gruppi di persone che ordinano online dei prodotti, dalla frutta alla carne, dal formaggio al vino, tutto a km 0, che poi vengo­no ritirati presso un luogo stabilito insieme al produttore. In questo modo, si mangia meglio e si spende di meno. Nel caso di questa start up si va oltre, in quanto ognu­no può, attraverso la piattafor­ma online, decidere di aprire il proprio “alveare”, gestirlo e organizzare i punti di raccol­ta. Ovviamente, si ricorda alle persone che vogliono intra­prendere un lavoro del genere, che è necessaria molta dedizio­ne e del tempo libero.

Questo modello strutturato di business basato sul metodo della compravendita è nato recentemente in Francia, ma pian piano si sta sviluppan­do in varie parti d’Europa. In sintesi, esistono e si stanno ancora formando sul territorio delle reti locali, gestite da una sorta di manager, che met­tono in contatto produttori e consumatori, organizzando un appuntamento settimanale di compravendita e impegnan­dosi nel creare eventi in cui si sponsorizzi questo sistema sano di acquisto. La mission dell’ “Alveare che dice Sì!” e delle altre reti locali è quella di ridare potere ai produttori e ai consumatori per dare un senso nuovo all’alimentazione e alla sua produzione. Guilhem Chéron, co-fondatore della start up in Francia, afferma: “I problemi in agricoltura sono davvero molti. Abbiamo la sensazione che la situazione ci scappi di mano, che le de­cisioni non siano alla nostra portata. In questo contesto L’Alveare che dice Sì! permette ai cittadini di cooperare per re-inventare il mondo agricolo in modo efficiente e veloce”. In Francia i numeri di crescita di questo modello di business alternativo sono molto confor­tanti: nel 2011 c’erano solo 24 gruppi, 103 produttori e 842 membri, che oggi sono diven­tati rispettivamente, unendo anche il Belgio nel conteggio, 637, 4.558 e 112.467. I vari gruppi di acquisto nascono spontaneamente e beneficiano di un sistema di compravendita diretta, senza intermediari, in cui ogni produttore fissa libera­mente i prezzi e la mediazione avviene in maniera trasparen­te ed è strettamente legata al valore reale della merce.

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