Il blocco delle auto è realmente utile?

Superati i limiti di inquinamento da polveri sottili nelle grandi città. Cosa fare?

Durante la Conferenza di Parigi i vari paesi europei si sono confrontati con impegno su quali potessero essere i mezzi per far fronte all’inquinamento che sempre di più sta scombussolando il nostro ecosistema.

I cambiamenti climatici stanno influenzando pesantemente il corso naturale della vita e il riscaldamento globale è sempre di più una realtà. Per fornire un quadro solamente parziale della situazione, si considera che, ai ritmi attuali, la crescita delle temperature nei prossimi anni potrebbe essere di 0,2 gradi per decennio, e forse più, e raggiungere tra 1,8 e 4 gradi centigradi di aumento globale alla fine del XXI secolo. Un tale riscaldamento comporterebbe l’estinzione di molte specie animali e vegetali e lo sconvolgimento dell’assetto climatico così come lo conosciamo.

L’uomo è senza dubbio il principale artefice dei cambiamenti climatici, che sono andati aumentando con lo sviluppo tecnologico e con l’intensificazione della produzione industriale. Non è facile nel nostro paese riuscire a tenere sotto controllo il livello delle polveri sottili, dal momento che, a quanto pare, il reale problema a cui far fronte ancora non è stato centrato appieno. Quello che è avvenuto nel mese di dicembre in città come Milano e Roma ne è un segnale. Qui sono stati promossi interventi di blocco delle targhe alterne, parziali rimedi che si sono protratti per diversi giorni. Tuttavia, le centraline che rilevano la presenza delle polveri sottili hanno registrato stabilità o in alcuni casi addirittura aumenti delle polveri stesse. Le targhe alterne e anche il blocco totale del traffico si sono dimostrati rimedi solo parzialmente utili per far fronte al problema dell’inquinamento. Non a caso, da uno studio scientifico emerge che il Pm10 (numero di particelle velenose) in Italia è determinato per il 41% da riscaldamento e produzione di calore, dal 18% dall’industria, dal 17% dal trasporto su strada, dal 13% da agricoltura e foreste, dal 9% da altri trasporti. Se si dovesse decidere di bloccare il traffico anche per un’intera giornata si andrebbe a incidere, dunque, solo su una piccola fetta di inquinamento, neanche il 20%.

Il governatore della Regione Lombardia, Roberto Maroni, ha rilasciato un’intervista a Repubblica in cui afferma: “I dati cozzano contro ogni buona intenzione. Bisogna incentivare la auto a gas, a metano ed elettriche. Togliere le caldaie a gasolio. Rinnovare il parco del trasporto pubblico, e su questo sia il Comune di Milano che la Regione con Trenord stanno facendo molto. Le misure d’emergenza sono dei palliativi, c’è poco da aggiungere”. Poi continua, a proposito delle auto: “Non puoi pensare che sia una misura risolutiva. E comunque sia, crei un disagio senza un beneficio riscontrabile coi numeri”.

Ben pochi media hanno posto l’attenzione su quelle che potrebbero essere alcune delle cause più gravi dell’inquinamento, e che perciò andrebbero estirpate o, quanto meno, tenute sotto controllo. Pochi si sono soffermati sulla presenza di nuovi inceneritori che si vanno a realizzare, o sull’ampliamento di quelli già esistenti, vanificando così tutta la gestione dei rifiuti, e pochi si sono interrogati sui motivi per cui l’energia solare ancora non riesce a prendere il sopravvento rispetto alle numerose attività di estrazione del petrolio. Legambiente denuncia il grave stato attuale delle cose per quanto riguarda la situazione di Roma, che si trova agli ultimi posti nelle graduatorie per il trasporto rispetto alle altre capitali europee. L’Associazione ribadisce che senza un reale cambiamento nelle politiche nazionali per quanto riguarda i trasporti la situazione rimarrà invariata.

Il tema dell’inquinamento è stato affrontato il 30 dicembre scorso presso il ministero dell’Ambiente, dove si è tenuta una riunione del ministro Gian Luca Galletti con i governatori e i sindaci delle grandi città. Sul tavolo erano in ballo alcune proposte che sono state valutate per un possibile coordinamento, in modo che non rimanessero iniziative teoriche. Alla riunione hanno partecipato anche il capo della Protezione civile, Fabrizio Curcio, e il direttore generale dell’Ispra, Stefano Laporta. Tra le soluzioni avanzate, oltre a quella di un possibile sostegno economico ai Comuni per l’incentivo del trasporto pubblico locale con autobus gratis, c’è l’istituzione di un piano strategico triennale sul territorio metropolitano che possa dare vita al «Comitato di coordinamento ambientale», una task force tra i sindaci delle città metropolitane e i presidenti di Regione, presieduta dal ministero dell’Ambiente. Questa dovrà definire misure vincolanti sul controllo e la riduzione delle emissioni degli impianti di riscaldamento delle grandi utenze; il passaggio a un trasporto pubblico a basse emissioni, rinnovando il parco mezzi; la realizzazione di una rete elettrica efficiente; il miglioramento delle infrastrutture del trasporto pubblico locale; gli incentivi al verde pubblico; lo studio di possibili incentivi alla rottamazione.

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