Il cibo del futuro? Secondo la Fao saranno gli insetti

Gli insetti sono un cibo ricco di proteine, già largamente consumato in molti paesi.

In questi ultimi anni le rivi­ste specializzate in alimen­tazione e cucina si stanno occupando di quanto è emerso in un recente report della FAO, Edible – Future prospects for food and feed security- in cui ci si pone il problema della ca­renza delle risorse alimentari in un futuro prossimo.

Secon­do il report, infatti, nel 2050 saremo 9 miliardi, le risorse ittiche già ora scarseggiano, le carni costano sempre di più, specialmente se provenienti da allevamenti bio, la siccità e la crisi hanno depauperato i nostri campi. In una situazione del genere, la FAO avverte che una delle possibili soluzioni risiede nel cibarsi di insetti. Quali insetti? Le possibilità di scelta sono tante, avendo a disposizione circa 1900 specie “commestibili” tra coleotte­ri, api, vespe, bruchi, vermi e cavallette. In fin dei conti, si tratterebbe di un’educazione culturale della popolazione, in quanto già adesso chi vive nell’Africa centrale e nel Sud- Est asiatico è già ampiamente abituato a nutrirsi di insetti di varie specie. Gli occidentali dovrebbero solo essere educati ad un nuovo tipo di alimen­tazione che potrebbe, piano piano, anche contribuire ad un vantaggio economico per i sin­goli paesi e ad una riduzione dell’inquinamento ambientale. Qualora ci fosse l’introduzione di insetti nella nostra dieta, si verificherebbe un aumento di posti di lavoro nel settore dell’allevamento di insetti, settore che prevede anche dei costi molto più contenuti rispet­to ad esempio a quello dell’alle­vamento e della macellazione della carne. Dal punto di vista ambienta­le, inoltre, l’alle­vamento di insetti produce una quantità minore di gas serra rispetto a quello di bovini e maiali.

Si tratta inoltre di cibi ricchi di proteine e grassi buoni, di cal­cio, ferro e zinco; basti pensare che la carne bovina contiene 6 mg di ferro su 100 grammi di peso secco, mentre nelle locu­ste si va dagli 8 ai 20 per etto.

Per tutti questi motivi, Fran­cesco Loreto, direttore del Dipartimento di scienze bio-a­groalimentari del Cnr, affer­ma: “In un mondo sempre più affollato cresce l’esigenza di sfamare gli uomini con nuovi cibi. La ricerca può dire molto in questo settore, caratteriz­zando le proprietà nutritive e organolettiche dei nuovi cibi e fornendo informazioni sulla loro salubrità. Le sorprendenti proprietà nutritive di alcuni cibi largamente disponibili ma culturalmente assenti dalla dieta dei popoli occidentali, come inset­ti, meduse e alghe, meri­tano di essere valorizzate. Le prospetti­ve di utilizzo dei nuovi cibi, nell’ali­mentazione umana come in quella animale, sono molto interessanti, ma bisogna fare attenzione a pianificare bene lo sfruttamento di queste risorse, per evitare di produrre danni agli ecosistemi”.

Come si è già detto, gli insetti vengono già consumati in mol­ti paesi del mondo. Ad esempio in Giappone, dove si raccolgo­no con cura le larve di vespe o api per cuocerle in salsa di soia e zucchero e mangiarle come snack croccante. Le termiti crude, arrostite alla brace o fritte nell’olio ricordano il sa­pore di carota ai mangiatori di insetti di Cambogia e Venezue­la. Stranamente manca la mo­sca, insetto molto nutriente.

Presso alcuni di questi popoli il valore degli insetti in termini nutritivi si traduce in un valo­re alto in termini economici. È il caso dell’Uganda dove, al mercato di Kampala, la Ruspo­lia Nitidula, il nostro Saltamar­tino, costa ben il 40% in più del vitello, e un motivo c’è ed è quello che il valore nutritivo degli insetti non ha nulla da invidiare rispetto a quello della carne rossa. Alcune specie di vermi, che rappresentano una vera e propria prelibatezza in mezzo mondo, hanno un con­tenuto di Omega 3 e di grassi essenziali pari a quello del pesce e molto superiori a quel­lo del maiale; non è un caso che le termiti rappresentino la miglior cura alla malnutrizione di Zambia e Centrafrica, aven­do una componente proteica che arriva al 64% dell’intero alimento.

Ancora questi paesi rappresen­tano però l’eccezione. Secondo la FAO l’allevamento indu­striale di insetti fatica molto a decollare, mancando vere e proprie economie di scala e una filiera adeguata e regola­mentata. Forse non tutti sanno che ognuno di noi già adesso ingerisce senza saperlo 500 grammi di insetti ogni anno. La verdura e la frutta fresche presentano parti di insetti al loro interno, così come una barretta di cioccolato contiene in media 60 parti di insetto, tralasciando poi alcuni for­maggi più estremi, come quelli sardi o francesi, che hanno incorporati i loro vermi o acari.

D’altronde, come fa notare lo scienziato Marcel Dicke: “Una locusta è un gamberetto di ter­ra e, se mangiamo aragoste e lumache, perché non dovrem­mo mangiare insetti? Credo però che, all’inizio, dovremmo rendere gli insetti irriconosci­bili, adottando la ‘strategia del bastoncino di pesce’”.

Gli chef stellati di fama inter­nazionale già conoscono le proprietà degli insetti: Carlo Cracco impana i tuorli d’uovo con larve tritate, René Rezdepi, chef del pluristellato Noma di Copenhagen, è grande amante delle formiche fritte.

È così che da una moda po­trebbe nascere un’importante abitudine.

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