Il contratto di apprendistato: un vantaggio per aziende e lavoratori

Nonostante il contratto di apprendistato sia uno dei più validi all’interno del panorama generale, i datori di lavoro restano ancora poco convinti di questa scelta.

La Legge di Bilancio 2018 ha puntato molto sull’occupazione, soprattutto quella giovanile, prevedendo un piano completo di assunzioni agevolate. Tra le varie misure adottate per favorire l’occupazione giovanile, vi sono la proroga del bonus Sud, le agevolazioni previste dal piano Garanzia Giovani e il nuovo sgravio triennale al 50% con tetto massimo di 3mila euro annui per le assunzioni di under 30, e under 35 per le assunzioni effettuate tra il primo gennaio e il 31 dicembre 2018.

Negli ultimi anni le aziende hanno dato una risposta abbastanza positiva ai contratti di assunzione agevolati, tuttavia, nonostante attualmente e tra tutti i contratti di apprendistato siano la formula più conveniente per le aziende, rimangono quelli meno utilizzati. Con questo tipo di contratto il datore di lavoro si impegna a formare la risorsa neoassunta in un determinato lasso di tempo. In parole povere, l’apprendistato è un patto tra il datore di lavoro e il dipendente, per il quale il primo si impegna a dare al secondo una formazione altamente professionalizzante e il secondo, dal canto suo, accetta delle condizioni contrattuali peggiori in termini di durata, retribuzione e ammortizzatori sociali del rapporto.

I vantaggi del contratto di apprendistato per il datore di lavoro sono i seguenti:

  • una retribuzione lorda più bassa, potendo inquadrare il giovane fino a due livelli inferiori rispetto alle mansioni;
  • un’ammontare dei contributi INPS pari circa al 12% contro un’aliquota piena del 29,41%;
  • una durata degli sgravi fino a 48 mesi, estesa fino all’anno successivo alla scadenza del periodo di formazione.

Anche il lavoratore trae diversi vantaggi dal contratto di apprendistato:

  • si forma professionalmente e, nello stesso tempo, lavora retribuito;
  • è sicuramente la tipologia di contratto migliore nel precariato;
  • questo tipo di contratto gode della stessa tutela di un contratto a tempo indeterminato (ferie, malattia, maternità, tfr, tredicesima e quattordicesima);
  • alla fine dell’apprendistato, l’apprendista possiede un profilo professionale ben definito.

A quanto risulta dai dati dell’anno scorso, tali vantaggi non sono stati a sufficienza apprezzati dalle imprese, tanto che nel 2016 sono stati stipulati appena 267mila contratti di apprendistato, una percentuale piuttosto ridotta rispetto ai 9,4 milioni di contratti stipulati nello stesso anno, anche se in crescita di 60mila unità rispetto all’anno precedente.

Se il contratto di apprendistato è così vantaggioso per aziende e dipendenti, come mai non ha ottenuto ancora sufficiente riscontro? Il motivo principale, sembra derivare dalle difficoltà burocratiche che presenta, legato specialmente all’obbligo formativo che deve essere garantito durante il periodo di lavoro e la frammentazione delle sue modalità attuative è ciò che più scoraggia le imprese.

La Legge di Bilancio 2018 potrebbe apportare dei cambiamenti a questa situazione, come l’esonero totale per un massimo di 12 mesi in caso di conversione a tempo indeterminato e in caso di contratto di lavoro subordinato a tempo indeterminato a tutele crescenti, entro sei mesi dall’acquisizione del titolo di studio, degli studenti che: abbiano svolto presso la stessa azienda l’alternanza scuola-lavoro, pari almeno al 30% del monte ore previsto per le attività di alternanza all’interno di vari percorsi; abbiano svolto, presso la stessa azienda, periodi di apprendistato per la qualifica e il diploma professionale, il diploma di istruzione superiore, il certificato di specializzazione tecnica superiore o periodi di apprendistato in alta formazione.

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