Innovazione e sanità: percepire il cambiamento sulla base dei dati

Come viene percepita la novità dai professionisti della salute? Ce lo svela un questionario.

Per un miglioramento qualitativo della sanità nel nostro paese, spesso si sente dire che ci sia bisogno di “innovazione”. Non sempre però il nuovo coincide con il progresso, soprattutto perché i dati rimangono il più delle volte troppo staccati da mondo reale. Tutti sono d’accordo sugli investimenti dedicati all’innovazione e tutti sono d’accordo sulla innovazione che contribuisce ad alzare gli standard di qualità della tecnologia e dell’organizzazione sanitaria. Tuttavia, occorre cercare di prevedere se questa innovazione sia realmente fruttuosa o possa rappresentare, invece, un salto nel buio senza ritorno.

Come è possibile, dunque, valutare la portata della novità? È un processo difficile che richiede il supporto di dati concreti, a cui ci si possa saldamente attenere. I dati sono una risorsa assolutamente necessaria per valutare con imparzialità la portata di un’innovazione; non a caso molte volte viene portata all’attenzione la questione dell’accessibilità ai dati, la cui disponibilità occultata potrebbe portare al condizionamento della ricerca scientifica sui farmaci. Considerare la reale valutazione in un momento successivo all’introduzione dei medicinali e dei dispositivi nella pratica medica e chirurgica non fa altro che aumentare le responsabilità del personale sanitario e, indirettamente, gli oneri per l’aggiornamento delle competenze in materia degli operatori sanitari ricadrebbero sulle istituzioni pubbliche. Per valutare l’innovazione c’è bisogno sempre di più di iniziative finalizzate all’uso critico della ricerca scientifica, di luoghi di scambio e di confronto in cui si analizza la questione a partire dallo studio dei dati concreti.

Possiamo facilmente affermare che l’innovazione è essenziale per il miglioramento e l’organizzazione dei servizi sanitari.

Ma come viene percepita la “novità” da coloro che lavorano nel mondo della salute? Per comprendere meglio questo aspetto è stata istituita una survey che ha coinvolto circa 1500 professionisti che lavorano nella sanità italiana. In occasione di cinque congressi svolti in Italia tra l’autunno 2016 e l’inverno 2017, e della sezione online della survey per un periodo limitato di tempo, è stato somministrato ai professionisti un questionario.

A questo “esperimento” ha partecipato anche Forward, il progetto di Pensiero Scientifico Editore, in collaborazione con il Dipartimento di Epidemiologia della Regione Lazio, nato per riflettere sui cambiamenti futuri nel mondo della sanità. L’analisi dei risultati ha considerato quattro categorie di professionisti più rappresentate: psichiatri, cardiologi, oncologi e operatori di sanità pubblica. La maggior parte dei professionisti sanitari ritiene che l’innovazione si possa tradurre come realizzazione concreta di un’invenzione o di una scoperta; il 68% si ritiene abbastanza d’accordo con l’introduzione dell’innovazione, il 15% è completamente d’accordo, mentre il 17% si trova in disaccordo. I più positivi sono i cardiologi, mentre i più scettici si sono rivelati gli operatori di sanità pubblica.

Più della metà dei partecipanti è d’accordo con l’affermazione che l’innovazione può essere considerata come un salto nel buio, mentre il 37% non si trova d’accordo con questa affermazione. Il 95% tuttavia risulta compatto con il dire che innovazione e cambiamento siano strettamente correlati alla capacità di commettere errori, come già affermato in passato da Albert Einstein.

Ancora una percentuale molto elevata, il 96%, considera che ottenere risultati migliori per il benessere del paziente sia la motivazione migliore alla base del cambiamento. Per quanto riguarda gli obiettivi dell’autorità regolatoria nei riguardi dell’innovazione, il 29% dei professionisti sostiene la necessità di un “governo complessivo e equilibrato delle problematiche farmaceutiche”, il 27% la “vigilanza sulla sicurezza dei nuovi prodotti farmaceutici”, il 21% lo “snellimento del processo di sperimentazione clinica”, per il 7% l’accelerazione dell’accesso ai farmaci può favorire l’innovazione, mentre il 16% ritiene che l’obiettivo principale sarebbe quello di uniformare l’accesso ai farmaci dei vari sistemi regionali. (Forward.it)

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