L’Italia è il paese con il sistema fiscale più complesso d’Europa

Un’indagine conferma un sospetto che gli italiani già si aspettavano: il sistema fiscale del belpaese è il terzo al mondo e il primo in Europa in quanto a complessità e peso della burocrazia.

Secondo l’indagine “Financial complexity index 2017”, redatta da Tfm group, multinazionale esperta nel campo della consulenza fiscale ed assicurativa, il nostro è il primo paese d’Europa con il sistema fiscale più complesso; nel mondo ci superano solo la Turchia ed il Brasile. La ricerca ha riguardato 94 paesi in tutto il mondo e secondo i dati è emerso che il paese con il sistema fiscale più semplice al mondo rientra tra i paradisi fiscali più noti, le Isole Cayman.

Da italiani, i risultati dell’indagine non dovrebbero meravigliarci. Sappiamo che nel sistema generale su cui si fonda la parte economica del nostro paese non rientra solo la pressione fiscale, ma anche la troppa burocrazia e i troppi adempimenti che affliggono le imprese, i liberi professionisti e la pubblica amministrazione. La complessità del fisco italiano, oltre ad essere un annoso problema per i cittadini, si ripercuote anche in ambito internazionale, perché scoraggia gli investitori stranieri, che, di fronte ad una burocrazia tanto farraginosa, virano verso mete con un sistema di tassazione più snello.

Il sistema di tassazione italiana, suddivisa in tre imposte di competenza nazionale, regionale e comunale, è veramente troppo complicato e prevede tempi lunghi per gli adempimenti. Sia le tasse da pagare che le pratiche dei rimborsi fiscali rappresentano un percorso ad ostacoli per chiunque.

Messi in allarme da un dato di tale portata, i commercialisti hanno mandato una lettera al direttore dell’Agenzia delle Entrate, Ruffini, chiedendo di introdurre quanto prima una serie di semplificazioni importanti, così riassunte:

  • razionalizzazione del calendario fiscale;
  • eliminazione dell’obbligo di stampa dei registri IVA;
  • aumento e diffusione del sistema di fatturazione elettronica;
  • introduzione degli indici di affidabilità fiscale;
  • introduzione della proroga automatica degli adempimenti fiscali.

Negli ultimi mesi sono state introdotte molte novità fiscali: il D.L. 193/2016 e il Decreto 50/2017 la cosiddetta  Manovrina. In tutti e due i casi le reazioni non sono state del tutto positive: a dicembre dello scorso anno i commercialisti sono scesi in piazza per manifestare contro le manovre che, a loro parere, invece che snellire la burocrazia, avrebbero reso ancora più complicato il sistema tributario italiano e avrebbero anche penalizzato il ruolo del commercialista come professionista. Inoltre, nelle manovre, oltre allo spesometro trimestrale e alla comunicazione delle liquidazioni IVA introdotti nel 2016, ultimamente si sono aggiunte anche nuove regole per le compensazioni dei crediti fiscali e modifiche all’esercizio del diritto alla detrazione IVA e credito sugli acquisti, che non gioverebbero alla diminuzione e allo sfoltimento delle procedure. (Money.it) Sembrerebbe che fino ad ora oltre all’introduzione del sistema Entratel, il servizio telematico per la trasmissione telematica dei documenti e delle dichiarazioni, che ha fatto risparmiare alle casse del nostro paese circa 2 miliardi di euro, non siano stati fatti enormi passi avanti per lo snellimento del sistema burocratico.

Il rapporto redatto da Tfm group afferma che «nonostante le misure introdotte per ridurre la tassazione e allineare le misure contabili alle regole internazionali, il paese presenta ancora degli aspetti specifici che contribuiscono ad assegnarli il primo posto in Ue e il terzo al mondo per complessità fiscale».

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