Piantare alberi per salvare il pianeta

Perché piantare alberi consente di contrastare il danno ambientale.

Il mondo sta cambiando molto velocemente sotto i nostri occhi. Ogni giorno le temperature aumentano, così come la produzione di anidride carbonica nei paesi industria­lizzati. Le barriere coralline si stanno lentamente disinte­grando e le foreste dell’Amaz­zonia sono sempre più soggette a disboscamento. Nei centri abitati è sempre più frequente l’insorgere di patologie lega­te alle vie respiratorie, come asma, allergie e irritazioni delle vie aeree.

Si stima che ogni due secondi venga distrutta una foresta grande come un campo da calcio, in tutto il mondo. Tutta la popolazione è artefice, in larga parte silenziosamente, di questa catastrofe ambien­tale. Come si può cercare, nel proprio piccolo, di contribuire alla difesa dell’ambiente? È molto semplice: seminando al­beri. Secondo quanto riportato dall’Università di Oxford pian­tare alberi rappresenterebbe il modo migliore per ridurre le emissioni di Co2 e contrastare il cambiamento climatico. Se­condo i dati messi a disposizio­ne dagli esperti, infatti, 1 ettaro di foresta può eliminare circa 3,7 tonnellate di Co2 all’anno, con un costo inferiore a 100 dollari per tonnellata. Questi studi recenti dimostrano che nel corso dei prossimi anni probabilmente verranno svi­luppate tecnologie a basso co­sto per contribuire a ridurre le emissioni di Co2, tuttavia, allo stato attuale, la vera rivoluzio­ne consiste ancora nel piantare alberi. Anche se non si direbbe, seminare un albero è un’azione molto semplice: basta pren­dere i semi dagli alberi che si preferiscono (scegliere sempre semi di piante autoctone del luogo), posizionarli a circa 5 cm di profondità in picco­li vasetti di terra, annaffiarli costantemente e prendersene cura. Dopo qualche anno di cure, è necessario trapiantare i giovani alberi in piani terra di giardini comunali, aree verdi e di campagna. È possibile anche contattare il Corpo Forestale dello Stato per donare loro alberelli che andranno inseriti in progetti periodici di “rifo­restazione”. I cittadini hanno cominciato a recepire questo messaggio e piano piano cerca­no di dare il proprio contributo affinché la semina di alberi di­venti un’abitudine più che una rarità. I social network stanno diventando i mezzi attraverso cui le persone si incontrano e si scambiano idee e suggeri­menti sui metodi di salvaguar­dia dell’ambiente e sulla se­mina degli alberi. Al riguardo, su Facebook è in corso un’in­teressante iniziativa, dal titolo “Seminare alberi: la nostra rivoluzione verde”: si tratta di un gruppo chiuso composto da più di 2000 membri che parte­cipano attivamente al dibattito in difesa dell’ecosistema.

Un’altra iniziativa molto inte­ressante è di pochi giorni fa e riguarda la celebre festa degli innamorati. Un parco bologne­se, per l’occasione, ha aperto le sue porte agli innamorati, per­mettendo loro di piantare un albero nel giorno teoricamente più romantico dell’anno, San Valentino. Le coppie, versando un contributo, hanno potuto scegliere la specie da piantare e anche il luogo (non è pre­vista la possibilità di portarsi l’albero). Il contributo copre dunque il costo della pianta e della sua manutenzione per tre anni, e dà un sostegno alla Fondazione Villa Ghigi: si va dai 250 euro ai mille. L’inizia­tiva non è limitata al 14 feb­braio, ed è possibile compiere questo piccolo grande gesto di “rivoluzione verde” in qualsiasi momento dell’anno. Insomma, anche in questo caso si tratta su Facebook è in corso un’in­teressante iniziativa, dal titolo “Seminare alberi: la nostra rivoluzione verde”: si tratta di un gruppo chiuso composto da più di 2000 membri che parte­cipano attivamente al dibattito in difesa dell’ecosistema.

Un’altra iniziativa molto inte­ressante è di pochi giorni fa e riguarda la celebre festa degli innamorati. Un parco bologne­se, per l’occasione, ha aperto le sue porte agli innamorati, per­mettendo loro di piantare un albero nel giorno teoricamente più romantico dell’anno, San Valentino. Le coppie, versando un contributo, hanno potuto scegliere la specie da piantare e anche il luogo (non è pre­vista la possibilità di portarsi l’albero). Il contributo copre dunque il costo della pianta e della sua manutenzione per tre anni, e dà un sostegno alla Fondazione Villa Ghigi: si va dai 250 euro ai mille. L’inizia­tiva non è limitata al 14 feb­braio, ed è possibile compiere questo piccolo grande gesto di “rivoluzione verde” in qualsiasi momento dell’anno. Insomma, anche in questo caso si tratta di una possibilità partita dal basso, che lascia buone spe­ranze anche per le altre città italiane.

Ma è il ‘caso smog’ che più di tutti ha contribuito in questi giorni a smuovere le coscienze dei singoli cittadini. Tra que­sti c’è anche il giovanissimo Giovanni Atzeni, un liceale di Sassari, che fino ad ora ha piantato più di 400 alberi, tra lecci, ro­velli, carrube ed olivastri. Giovanni, già membro del progetto nato nel 2007 Plant for the Planet, ha le idee chia­re: “Certo quello che vogliamo fare io e gli altri di Plant for the Planet è una goccia, ma ormai siamo più di 100 mila, ci sono ragazzi come me in ogni Paese del mondo e da tante gocce si formano i fiumi. Siamo noi giovani a doverci preoccupare di un problema verso il quale gli adulti sembrano indifferen­ti”. Il giovane si reca spesso al vivaio dell’Ente Foreste dove i germogli si possono ritirare gratis, sceglie i siti dove pian­tare gli alberi, chiede i per­messi al Comune di Sassari. Insieme ad un’altra giovane italiana, Ariane Benedicter di Bolzano, Giovanni è stato uno dei due presidenti del global board, il consiglio direttivo internazionale di Plant for the Planet ed ha già partecipato a due conferenze mon­diali a Monaco di Baviera.

I ragazzi che fan­no parte di Plant for the Planet, si “incontrano” via Skype un una volta al mese, per coordinare il loro lavoro e sviluppare le giuste attività che portino al compimento dei loro obiettivi: stop entro il 2050 alle estrazioni di carbone, petrolio e gas e affrontare la crisi del surriscaldamento del clima. Il motto è semplice ma efficace “Basta parlare, iniziare a piantare”.

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